Regione:
Sardegna
Comune:
Segariu
Sindaco:
Andrea Fenu
Abitanti:
1,130
http://egov6.halleysardegna.com/segariu/hh/index.php

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Il nome Segariu, attestato in documenti del 1180, viene dal sardo campidanese "s'ega 'e riu", ("sa bega de riu") cioè "la valle acquitrinosa del fiume", in quanto l'abitato si trova sulla sponda sinistra della valle formata dal torrente Lanessi, affluente del Flumini Mannu. Il nome Segariu potrebbe anche derivare dal fatto che il paese è attraversato dal rio Pau (arriu Pau in campidanese), quindi ne deriva "segau de s'arriu" cioè tagliato/diviso in due dal fiume.
L'area fu abitata già in epoca preistorica, ne è prova un insediamento neolitico ritrovato in località Costa Facci e Bidda. Sono inoltre presenti testimonianze di antropizzazione di età prenuragica e nuragica, in particolare due nuraghi: Franghe Morus e Sant'Antoni.
Nel medioevo appartenne al giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria di Nuraminis. In epoca medievale il paese ebbe una certa importanza, e fu protetto da un castello (chiamato Rocca su Casteddu), di cui restano alcuni ruderi. Alla caduta del giudicato nel 1258 tutta l'area passò sotto il dominio pisano, e dal 1324 sotto quello aragonese. Gli aragonesi nel 1414 incorporarono il paese nella baronia di Furtei, concessa a Michele Sanjust. Nel corso del Quattrocento il paese andò via via spopolandosi, fino a restare disabitato nella seconda metà del Cinquecento. Nel Seicento si ripopolò, e nel 1678 venne attestata la sua appartenenza alla baronia di Furtei, feudo dei Sanjust, ai quali il paese fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.
Nel 1927 i comuni di Segariu e di Furtei furono aggregati in un unico Comune con capoluogo Furtei. Segariu sarà ricostituito nel 1945.
Nel 1987 venne individuato un insediamento preistorico in località Costa Faccia ‘e Bidda situata sul versante Nord Ovest del rilievo calcareo di Monti Mannu a Nord Est del centro abitato. Uno scavo del 1992 inquadrò l'ubicazione dei resti archeologici e il loro inquadramento culturale. I resti fanno parte di un abitato di capanne inquadrabile tra il neolitico recente e il calcolitico. Sono stati ritrovati tipici strumenti litici in ossidiana, elementi connessi con la metallurgia del rame e infine residui di pasto, in prevalenza ossa di animali domestici e valve di molluschi marini. Alcune zone hanno restituito resti umani pertinenti a sepolture di età calcolitica con individui rannicchiati.
In prossimità del centro abitato è presente l'area archeologica del complesso nuragico di Sant'Antonio. Dopo numerose campagne di scavo archeologico è stato possibile portare parzialmente alla luce un complesso nuragico eretto in blocchi calcarei e marnacei. Il nuraghe presenta un impianto planimetrico quadrilobato, con torre centrale e quattro torri esterne. Il settore orientale a ridosso del nuraghe, e parte dei suoi settori interni, hanno restituito evidenti testimonianze di un ampio e interessante insediamento di fase tardo-punica.
La chiesa di Sant'Antonio fu realizzata in periodo tardo-romanico a cavallo del XIII-XIV secolo. È situata a breve distanza dal torrente Lanessi e dal complesso nuragico di Sant'Antonio. La chiesa è composta da una navata centrale e da una sacrestia laterale di epoca più recente. All'intero della navata centrale, nei pressi della porta d'ingresso, una botola consente la discesa mediante una gradinata ad un ipogeo contenente un pozzo sacro. Era presente un loggiato antistante sorretto da quattro colonne di più recente costruzione andato però perduto a seguito dell'esondazione del fiume Lanessi nel novembre 2008.
Segariu in passato era nota per la produzione delle tegole, in quanto nel suo territorio sono presenti cave di argilla.

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