Vico Mossa e la Sardegna nel dibattito internazionale

Il Comune di Serramanna organizza a Milano, presso la Scuola di Architettura Politecnico, la Mostra/Convegno “Io rido perché ho paura” - Vico Mossa e la Sardegna nel dibattito internazionale sull'architettura spontanea, tra ruralità e modernità. L'evento avrà poi un seguito presso il Salone Internazionale del libro di Torino, dove verrà presentata la monografia dedicata a Vico Mossa e realizzata in occasione della mostra.

L’Amministrazione comunale di Serramanna, in qualità di detentrice del patrimonio archivistico donato dagli eredi Mossa, ha inserito tali iniziative nell’ambito delle azioni fino ad oggi condotte per la valorizzazione del patrimonio archivistico dell’Architetto Mossa.

Con la mostra e la monografia ci si prefigge l'obiettivo di far emergere lo straordinario valore documentale del suddetto archivio, soprattutto in ordine al ruolo che l’isola, attraverso la figura di Vico Mossa, ha saputo giocare nel panorama dell’architettura razionalista italiana. Un ruolo mai adeguatamente messo in evidenza, o addirittura in gran parte ignoto, oggi finalmente capace di emergere con forza dirompente dalle fonti grafiche e testuali.

È apparso urgente iniziare a riscrivere un pezzo di storia culturale sarda, restituendo ad essa, attraverso il lavoro di un suo illustre conterraneo, il ruolo che merita nel dibattitto architettonico italiano nel periodo che va dal 1930 al 1990.

Il progetto consiste nella organizzazione di un triplice evento culturale (Mostra-Conferenza-Pubblicazione) a carattere scientifico e divulgativo, da organizzarsi presso lo spazio espositivo del Politecnico di Milano.

L'iniziativa servirà a riposizionare il lavoro di Vico Mossa all’interno di un dibattito più ampio, così da far emergere il valore di generalità del suo approccio culturale al progetto, attualizzando la sua opera quale utile testimone di un modo di fare architettura attento all’ambiente e al contesto umano. Vi è poi un ulteriore elemento da evidenziare: l’isola vive oggi un grosso problema di spopolamento; le città, ma soprattutto i piccoli paesi dell’entroterra, che da sempre sono stati capaci di resistere e rigenerarsi grazie alle loro qualità spaziali e al loro valore di memoria, non sembrano oggi più in grado di farlo. Essi non sembrano riuscire più a rispondere adeguatamente agli input derivanti dagli stili di vita contemporanei. Rileggere dunque oggi l’opera di Vico Mossa, la sua estrema attenzione ai contesti fragili, ridiventa allora di estrema attualità, utile testimonianza di tradizioni culturali nelle quali il principio dell’economia di mezzi è da sempre intrinsecamente legato alla sensibilità per il luogo, alle risorse umane ed alle specifiche condizioni ambientali.

PROMOTORI:

Comune di Serramanna
Politecnico di Milano - AUIC Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni

FINANZIATORI:
Fondazione di Sardegna
Comune di Serramanna
Centro Sociale Culturale Sardo di Milano

PATROCINATO DA:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC)
Regione Autonoma Sardegna
Unione dei Comuni Terre del Campidano
Associazione Internazionale Città della Terra Cruda
Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della provincia di Cagliari
Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori delle Province di Sassari e Olbia-Tempio

TITOLO DELL’EVENTO:
“Io rido perché ho paura” - Vico Mossa e la Sardegna nel dibattito internazionale sull'architettura spontanea, tra ruralità e modernità

Articolazione dell'evento:
Mostra presso la Sala espositiva del Politecnico di Milano 10 maggio-24 maggio
Presentazione Monografia presso la Sala espositiva del Politecnico di Milano 10 maggio
Presentazione Monografia presso il Salone Internazionale del libro di Torino 11 Maggio

Progetto tecnico-scientifico della mostra

La Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano ospita, presso gli spazi della Galleria del Progetto, la prima mostra monografica dedicata al lavoro dell’architetto sardo Vico Mossa. È questo un momento importante per la cultura architettonica italiana che ritrova così un suo protagonista di primaria importanza, fino a qui noto principalmente per il suo impegno rispetto agli studi relativi all’architettura cosiddetta minore.

Il progetto, finanziato anche dalla Fondazione di Sardegna e patrocinato tra gli altri dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, si inserisce nel quadro degli interventi che il Comune di Serramanna, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha messo in atto allo scopo di preservare, studiare e valorizzare l’Archivio di architettura Vico Mossa.

Rileggere oggi l’opera di Vico Mossa, la sua estrema attenzione ai contesti fragili, è di estrema attualità, utile testimonianza di come le tradizioni locali del costruire, nelle quali il principio dell’economia di mezzi è da sempre intrinsecamente legato alla sensibilità per il luogo, riescano a nutrire anche il presente divenendo una chiave d’accesso alla modernità capace di mettere d’accordo l’uomo con il suo ambiente.

La mostra IO RIDO PERCHÉ HO PAURA offre così l’occasione di ricostruire, attraverso il labirinto che ne configura l’impronta dell’allestimento, il profilo poliedrico e i molteplici interessi che hanno mosso il lavoro del protagonista.

Vi è un duplice obiettivo: il primo è legato alla volontà di far conoscere e divulgare il prezioso, e inedito, contenuto dell’Archivio suddetto; il secondo, forse più ambizioso, è quello di precisare, attraverso la sua opera, il ruolo che la Sardegna ha saputo svolgere nel panorama dell’architettura italiana nel periodo compreso tra il 1935 e il 1990, anni questi in cui Vico Mossa svolgeva la sua attività professionale.

Gli elaborati in mostra, oltre 200 tra tavole di progetto, disegni, modelli, fotografie, lettere, articoli, libri ecc., per la maggior parte inediti, si configurano come documenti di straordinaria attualità, capaci di dar conto dell’importante patrimonio architettonico isolano, posto in una prospettiva critica, di dialogo, come recita il sottotitolo della mostra nel delicato equilibrio tra ruralità e modernità.

Ne risulta un allestimento “labirintico”, formato da 11 sezioni tematiche, definite a partire dall’analisi e dalla selezione ragionata dei materiali che compongono l’Archivio.

Un caleidoscopio di esperienze nel quale perdersi, per ricostruire al termine, ritrovando l’uscita, l’unità dell’uomo, dell’architetto, del docente, dello storico, del cronista, del romanziere, insomma di un intellettuale completo che ha dedicato la vita alla causa della Sardegna.

I curatori, nello sviluppare il tema allestitivo, hanno voluto testimoniare concretamente il ruolo centrale che gli archivi d’architettura possono rivestire nella contemporaneità, se resi accessibili, nel riaffermare il valore culturale del progetto. Nel farlo si sono posti, in sintonia con la vocazione dell’istituzione che ospita, organizzando un percorso di conoscenza capace di svolgere, attraverso il valore dell’esempio, un ruolo didattico nei confronti delle nuove generazioni di architetti.

Il progetto si inserisce allora in una serie di iniziative svolte a partire dal 2001 a seguito del protocollo d’intesa siglato tra la Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee e la Direzione Generale per gli Archivi, volto alla creazione di un Piano nazionale per gli archivi dell’architettura del Novecento attraverso il quale tutelarne e valorizzarne il vastissimo patrimonio documentario conservato in questi luoghi spesso poco conosciuti al grande pubblico.

L’esposizione costituisce un tassello di un più ambizioso progetto che vede l’Amministrazione Comunale di Serramanna e i suoi partners, impegnati oltre che a promuovere l’archivio a giungere alla creazione di un Centro di Ricerche dedicato a Vico Mossa che possa in seguito costituire la base del primo Centro Studi per la Storia dell’Architettura in Sardegna.

Le sezioni:  
L’isola che non c’ è (più) Trentanove fotografie scattate da Vico Mossa introducono e, allo stesso momento, estraniano l’osservatore dal contesto di avvio mostrando il volto di una Sardegna autentica e arcaica.

Biografia narrativa
Un racconto per suggestioni e immagini che ripercorre la sua vicenda umana e professionale.

Tesi di Laurea
Centro per turisti sulle rive del lago Omodeo in Sardegna: primo fondamentale tentativo di conciliare la ricerca “moderna” a una tradizione propriamente sarda.

Almanacco di Sardegna
La “Rinascita” è vista in questa sezione come fenomeno mediatico ancora prima che architettonico.

Articoli di giornale, fotografie e una ricerca sul tema della popolazione isolana costituiscono nel loro insieme uno spaccato di quel periodo.

Video “Le nostre storie ci guardano”

Voci e volti di coloro che vissero in prima persona quel fenomeno chiamato “Rinascita” tratti dal

documentario realizzato dal regista Sergio Naitza prodotto da Karel Film&Tv per Rai

Radiotelevisione italiana.

Fare Città

Sebbene la Sardegna non sia stata coinvolta, se non marginalmente, nella “ricostruzione” postbellica, è questo un periodo di grande attività volta alla “costruzione” di una nuova identit urbana, piani urbanistici, edifici residenziali, case popolari INA-Casa, teatri, mercati, stazioni e pompe di benzina.

Fare Villaggio

L’ Isola assiste in questi anni a un periodo contraddittorio: da un lato vi è lo spostamento massiccio delle popolazioni locali, alla ricerca di uno stile di vita moderno, dalle aree interne “agropastorali” verso i centri urbani più importanti; dall’altro si constata la sempre maggiore capacitàdi attrazione turistica che proprio quel mondo arcaico è in grado di esercitare fuori dai suoi confini.

Hotel e villaggi turistici
Tali strutture ricettive ripropongono in versione moderna il “vivere alla sarda”. Il progetto della villa come sistema di relazioni, espressione di mediazione tra architetto e committente, tradizioni e modernità, localismo e multilocalismo.

Contrasto
È il periodo dei contrasti: da un lato una Sardegna, nel progetto per il Padiglione Italia 61 (in occasione del centenario dell’unità d’Italia), che affida la propria identità all’artigianato, alla storia, ai prodotti locali, dall’altro sperimenta l’avanguardia attraverso progetti arditi come quelli per il Banco di Sardegna e il Palazzo della Regione.

Tradizione
Il labirinto, nel suo fluire, conduce a una stanza. In essa è custodito un cuore, il fulcro del sistema sul quale tutto l’allestimento si articola, la “casa sarda”. Modelli, disegni e fotografie, fanno intuire quale sia il significato profondo insito nella ricerca di Vico Mossa: guardare avanti ma con la consapevolezza di quello che è stato.

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