Vico Mossa Architetto

LUDOVICO (NOTO VICO) MOSSA (1914-2003)

Vico Mossa è stato uno stimato architetto, per molti anni insigne docente presso l'Istituto d'Arte di Elementi d'Architettura, uno studioso e scrittore di architettura sarda e una voce arguta in alcune rubriche giornalistiche. Ha dedicato la maggior parte del suo tempo libero allo studio della storia dell'architettura sarda, individuando i collegamenti con l'arte dei paesi del Mediterraneo e animando la vita culturale della sua isola.

Vico Mossa nacque a Serramanna il 15 ottobre 1914. La sua famiglia era composta dal padre Italo, dalla madre Giuseppina Pisanu e da altri tre fratelli:Salvatore (morto nel 1997), Alfredo e Maria Teresa. Frequentò le scuole elementari del paese e, per proseguire gli studi, s'iscrisse all'Istituto Tecnico Inferiore di Cagliari. Proseguì gli studi presso il liceo scientifico in Via Eleonora d'Arborea Cagliari. Appassionato di disegno e di architettura, lasciò l'isola per iscriversi nel 1934 alla Facoltà di Architettura dell'Università di Roma. Qui insegnavano famosi professori: Piacentini (urbanistica), Severi (matematica), Amaldi (fisica) e Giovannini (restauri). Nei periodi di vacanza rientrava regolarmente in paese, dove frequentava gli amici, i vecchi compagni di scuola e coltivava la sua passione per la fotografia. Mossa si laureò nel mese di novembre del 1939, discutendo il progetto di un centro turistico sulle rive del lago Omodeo in Sardegna. Nel mese di febbraio 1940 diede l'Esame di Stato a Firenze.

Rientra in Sardegna per insegnare presso l'Istituto Statale d'Arte di Sassari, su incarico del suo professore di composizione architettonica Arnaldo Foschini, nell'Istituto aveva avuto modo di conoscere personalità del mondo dell'arte molto importanti tra questi: professor Filippo Figari (decorazione artistica), direttore dell'Istituto Statale d'Arte, di Stanis Dessy (disegno del vetro) e Eugenio Tavolara (scultura decorativa). Il suo incarico presso l'Istituto d'Arte era d'insegnare per le cattedre di architettura, proiezioni, teoria delle ombre e disegno relativo. Con l'incarico conferito all'architetto Mossa fu istituita la sezione di architettura (la prima in Italia), in considerazione del fatto che la Sardegna aveva bisogno di disegnatori per uffici tecnici e studi professionali.

Vico Mossa fu il terzo architetto sardo in ordine cronologico, dopo Garau e Devoto. I suoi primi lavori coincisero con la partecipazione a due concorsi nazionali: Sedi-tipo del Dopolavoro e la Casa Littoria di Verona. Nel 1941 Mossa fu chiamato a ricoprire l'incarico di direttore tecnico-amministrativo dell'Istituto Autonomo della Case Popolari di Sassari, dove si rese conto della situazione edilizia in cui versava la città: maestranze poco preparate e sistemi costruttivi antiquati basati su un materiale chiamato “cantone”, un calcare tufaceo del terziario, di colore bianco, molto igroscopico con cui era stata costruita gran parte della città.

Il Comune di Sassari gli affidò l'incarico di progettare e dirigere i lavori della Casa dell'ECA (Ente Comunale di Assistenza) nel piazzale di fianco alla chiesa di Sant'Antonio. I lavori furono sospesi a metà dell'opera e nel 1948 l'edificio fu trasformato per realizzarvi un albergo, poi sede di un pensionato universitario. In seguito Mossa ebbe dal Comune l'incarico di restaurare il Palazzo e il Teatro Civico, ricevendo una pianta, in scala molto piccola, che era contenuta nel rosso cabreo, custodito dall'ufficio tecnico comunale. Si rese conto che mancavano rilievi precisi degli edifici e, di conseguenza, si rivolse all'amico Filippo Figari per formare una squadra di allievi selezionati al fine di compiere un rilevamento scientifico del Palazzo e del Teatro Civico. Da questa esperienza nacque l'idea di far eseguire ai ragazzi i rilievi degli edifici cittadini ritenuti importanti per l'aspetto storico e architettonico. I lavori di restauro proseguirono lentamente e furono portati a termine nel 1966.

Nel 1943 Mossa sposò Clara Salis, docente di Lettere. Dalla loro unione sono nati i figli Giangiuliano (1947), architetto, e Annalisa (1951), laureata in Lingue e Letterature Straniere.

In questo periodo ebbe modo di conoscere un altro artista di valore, Mario Delitala, direttore dell'Istituto d'Arte d'Urbino, noto per le sue incisioni e comandato in una scuola a Sassari, con il quale instaurò un rapporto professionale e di amicizia.

I primi lavori da professionista riguardavano i restauri della parrocchia di San Basilio in Sennori, della basilica di San Gavino in Porto Torres e della cattedrale di Sassari, per i quali ricevette il conferimento della Commenda dell'Ordine di San Silvestro Papa.

Non meno importanti furono gli incarichi ricevuti quale membro del Comitato tecnico comunale per il piano di ricostruzioni della città di Cagliari, della Commissione provinciale di Sassari per l'esportazione degli oggetti di antichità e d'arte, del Consiglio direttivo dell'U.R.I.A.S. (Unione Regionale Ingegneri e Architetti della Sardegna), della Commissione comunale per la redazione del progetto esecutivo della zona del Duomo-Corso Vico di Sassari e del Piano Regolatore di Sassari Marina, nonché del Comitato tecnico regionale LL.PP. Della Regione Sardegna.

Il suo paese natio era sempre nei suoi pensieri. S'interessò attivamente presso il Provveditore alle OO.PP. Affinché il Genio Civile provvedesse alla costruzione dell'acquedotto di Serramanna, sfruttando una generosa sorgente alla periferia del paese. Quando era libero dai suoi numerosi impegni, faceva rientro in paese per salutare i suoi familiari, i parenti, gli amici e per mantenere i contatti con gli amministratori comunali sui problemi riguardanti lo sviluppo urbanistico del paese.

Nel 1946-1947 partecipò al concorso nazionale per la sistemazione urbanistica e turistica del Lido di Venezia, eseguì il progetto del “Cine Teatro Guarino” a Sassari e dell'albergo turistico “La Margherita” ad Alghero.

Per il centenario del 1848 l'Alto Commissario per la Sardegna, Pietro Pinna, aderì all'invito del Sindaco di Torino a partecipare all'esposizione che si teneva al Valentino, rappresentata da un villaggio folcloristico composto di padiglioni regionali. Fu scelto il progetto dell'architetto Mossa, dal titolo “La casa degli sposi in Campidano”, esposto a Cagliari nel 1945 alla 1a Mostra Regionale d'Arte, che consisteva in una soluzione in chiave moderna di un tema antico: una casa con il giardino anteriore punteggiato da una fila di giare fiorite, la lolla senza archi e un gioco di bocce nel cortile posteriore. All'interno furono eliminati i tramezzi per far posto alle pile di lingotti di una grande società mineraria operante in Sardegna, che aveva sponsorizzato l'opera.

Nel 1950, assieme ad Antonio Simon Mossa, predispose su incarico del Comune la sistemazione della spiaggia di Platamona, dando così ai sassaresi, costretti fino ad allora a recarsi nelle spiagge di Porto Torres, Alghero e Stintino, una spiaggia vicino alla città. Sempre insieme a Simon Mossa allestì in Viale Umberto la “Mostra Regionale dell'Artigianato e delle piccole Industrie della Sardegna”, il cui successo contribuì a dotare Sassari del Palazzo dell'Artigianato nel verde dei giardini pubblici di piazza d'Armi. L'anno dopo, Mossa ebbe l'incarico di progettare il Preventorio antitubercolare di Tempio, realizzato in pietrame granitico. Seguì la progettazione del villaggio turistico “La Valle dell'Erica” e dell'albergo “Il Gallo di Gallura”, entrambi a Santa Teresa di Gallura.

Nel 1954 ricevette l'incarico dall'Istituto Nazionale di Urbanistica di svolgere un'indagine sulla situazione urbanistica di tutta la Sardegna, da presentare al convegno che si sarebbe svolto a Genova. La Regione fece proprie le proposte contenute nella relazione e badò a dotarsi di strumenti urbanistici e regolamenti edilizi, che contribuirono a disciplinare le attività urbanistiche dei comuni. Ciò permise a Mossa di far parte del Comitato tecnico Regionale dei Lavori Pubblici, incarico che ricoprì fino al 1987.

Insegnò Elementi di Architettura e Rilievo dei Monumenti presso l'Università di Cagliari dal 1956 al 1961, data in cui il Ministro della Pubblica Istruzione cestinò il disegno del decreto per l'istituzione di una Facoltà di Architettura a Cagliari.

Mossa predispose anche il Piano Regolatore del Comune di Olbia, che venne approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale e ricevette il parere favorevole dal Consiglio superiore dei lavori Pubblici. Il Piano fu poi affossato dagli amministratori comunali che si erano succeduti, creando disordine e caos edilizio.

Nel 1959 iniziò la progettazione di un'ampia villa da realizzarsi in località Capo Galera, territorio di Alghero, commissionata dal cittadino olandese L.U.J. Brouwer, presidente in quegli anni della Shell Italia. Si trattava di disegnare, su espresso desiderio dei proprietari, un edificio con tutti gli aspetti della fattoria e con una distribuzione degli ambienti che consentissero di ospitare una ventina di persone, realizzando una sistemazione esterna del terreno per consentire ai natanti di scendere a mare con tutte le attrezzature, il tutto corredato dai servizi primari: strada, linea elettrica, acquedotto e fognatura. La villa fu abbellita di materiali decorativi di pregio, come formelle indiane, rotoli di seta figurata cinese, pitture indonesiane, sculture fiorentine, ante d'armadio firmate dal grande Adam e ceramiche di Pablo Picasso.

Nel 1960 Mossa fu nominato dal Ministero Ispettore onorario per le arti e tradizioni popolari e, in seguito, ispettore degli oggetti di antichità e d'arte per la Provincia di Sassari, contribuendo alla tutela della chiesa romanica di Santa Barbara, in agro di Sassari, dell'oratorio preromanico delle Anime (attiguo alla parrocchia di Massama) e dal monumentale portale di Vitu Sotto a Oristano.

In occasione della ricorrenza del centenario dell'Unità d'Italia fu incaricato di allestire un padiglione Sardegna alla Mostra delle Regioni, programmata prima a Roma poi a Torino. A Roma realizzò uno spaccato della Sardegna archeologica, mentre a Torino sistemò nel prato che circondava il padiglione un colossale tronco di sughera, spedito da Tempio, e fece foderare il padiglione con pannelli di canna tessuta, lavorata dagli artigiani di Milis. Sul muro a metà altezza, che delimitava l'ingresso, fece sistemare dei giaggioli, tipico dei muri di confine fra le case campidanesi. Il padiglione ospitò importanti reperti archeologici sardi: la Stele di Nora, la Madre Mediterranea, il Guerriero di Uta e altri bronzi, nonché la Spada di Padria.

Curò poi la sistemazione del monumento al Sacro Cuore che, a ridosso del Pontificio Seminario Regionale in Cuglieri, accoglieva la statua dell'Adami. Il monumento fu inaugurato dal cardinale Bea.

Ricevette dal direttore Arnaldo Satta-Branca anche l'incarico per la progettazione della nuova sede del giornale “La Nuova Sardegna”, che rappresentò un notevole progresso rispetto alla precedente sede.

Nel 1962 la Giunta Regionale lo nominò presidente del Comitato di sviluppo della prima zona omogenea (Sassari) in vista dell'attuazione del piano di Rinascita, carica che mantenne sino al 1974.

Due anni dopo progettò la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Cagliari e di San Vincenzo de' Paoli a Sassari.

Nel 1968 ricevette l'incarico dall'Amministrazione comunale di disegnare una planimetria del centro storico di Sassari, con la segnalazione dei monumenti e degli edifici d'interesse storico, da includere negli strumenti urbanistici da programmare. Due anni dopo, in collaborazione con Salvatore De Gioannis, studiò il piano particolareggiato del Comune di Terralba, uno dei primissimi comuni in Sardegna ad adottare un piano regolatore generale che però non fu reso operativo. In seguito si tentò di predisporre un regolamento edilizio ad hoc per salvare il salvabile del piano originario.

Costruì l'ultimo monastero dell'isola per le monache Clarisse di Alghero, in località Monte Agnese; la chiesa annessa fu realizzata, per mancanza di fondi, solo nel 1988 da un altro professionista.

Nel 1973 ricevette l'incarico dal Comune di Sassari di restaurare la fontana del Rosello e di illuminare i principali monumenti cittadini. Non essendo possibile recuperare la statua equestre di San Gavino, tolta per essere restaurata, ne fece scolpire una nuova da Gavino Tilocca in base alle fotografie di quella originale.

Predispose il progetto della chiesa parrocchiale “La Sacra Famiglia” di Olbia, che venne realizzato con i fondi di una benefattrice, la baronessa Milleken Fianchetti, sfuggita a diversi tentativi di sequestro.

Progettò anche la chiesa parrocchiale di Martis, dedicata a San Giuseppe, che fu arricchita all'interno con arredi lignei e statue provenienti da chiese distrutte. Nel 1984 fu incaricato dalla Regione di ristrutturare e restaurare il Palazzo dell'Artigianato di Sassari, una delle migliori opere di architettura moderna in Sardegna.

Collaborò attivamente con i giornali “L'Isola”, poi “La Fionda” (che era “L'Isola del Lunedì”), “La Nuova Sardegna” (dove aveva rubriche “Realtà e aspirazioni della Sardegna in tema di pianificazione urbanistica” poi Urbanistica e Regione”), le riviste “Il Convegno” (fondata da Nicola Valle), “Ichnusa” (dove ebbe risonanza lo studio “Cumbessias o muristenes”) e con la nuova rivista “Urbanistica” diretta da Giovanni Astengo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica.

Bibliografia

1944 - Per l'architettura in Sardegna stampato e distribuito a sue spese

1946 - Novecento, stile sardo e così via - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1946 – Il tappeto e la stuoia - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1951 – Restauri della Cattedrale di Sassari – editore Ichnusa a cura del Comune di Sassari

1953 – Architettura religiosa minore in Sardegna - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1953 - “L'Istituto statale d'arte per la Sardegna” articolo per la collana di monografie sugli Istituti d'istruzione artistica a cura del Ministero della Pubblica Istruzione (edizione le Monnier, Firenze)

1957 – Architettura domestica in Sardegna – editore La Zattera Cagliari ristampato nel 1985 dall'editore Carlo Delfino di Sassari

1961 – Dai nuraghi alla rinascita - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1965 – I cabilli - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1965 – Architetture sassaresi - editore Giovanni Gallizzi di Sassari

1972 – Almanacco di Sardegna a cruda di Manlio Brigaglia – editore Libreria Dessì di Sassari

1975 - Sardegna imprevista – editore Chiarella di Sassari

1979 – Natura e civiltà in Sardegna

1980 – 1981 Natura e civiltà in Sardegna e Architettura e paesaggi in Sardegna – editore Carlo Delfino di Sassari

1982 Dal gotico al barocco in Sardegna – editore Carlo Delfino di Sassari

1983 Sassari e il suo volto - editore Carlo Delfino di Sassari

1988 Oristano e il suo volto – editore Carlo Delfino di Sassari

1989 Maestri d'arte e di muro – editore Carlo Delfino di Sassari

La vita di Ludovico Mossa è stata laboriosa e ricca di traguardi importanti per la sua continua e incessante attività di architetto, saggista, studioso, pubblicista.

Si è spento a Sassari all'età di 89 anni (23 marzo 2003), lasciando un indelebile ricordo.

Testi tratti dall'articolo di Fernando Caboni nell'ambito della pubblicazione: Serramanna Storia di una comunità agricola del Campidano

Archivi d'Architettura - Vico Mossa

Il comune di Serramanna intende riservare al proprio concittadino Vico Mossa un importante ricordo attraverso l’allestimento presso propri locali di un Centro di documentazione basato sull’archivio dell’architetto Vico Mossa, al fine di preservare l’importante patrimonio di disegni, progetti, immagini e opere dell’illustre isolano e valorizzarne il contenuto e la grande valenza attraverso l’organizzazione e promozione di attività ed eventi specifici. A tal fine l’Amministrazione comunale ha attivato fondamentali contatti con gli eredi dell’architetto che hanno mostrato grande interesse alla realizzazione dell’iniziativa e manifestato la volontà di depositare, presso il comune su indicato, l’intero archivio appartenente all’architetto. A tal fine, in data 04 Agosto 2010, è stato siglato un protocollo d’intesa tra Comune di Serramanna, gli eredi di Vico Mossa, la Facoltà di Architettura di Cagliari, l’Associazione Nazionale della Terra Cruda e l’Associazione Storia delle città.

Si è pertanto in quella sede costituito un Comitato scientifico, composto da rappresentanti dei vari soggetti che hanno sottoscritto il protocollo su citato, al fine di portare avanti in maniera congiunta le varie attività previste, tra le quali il riordino dell’archivio storico. L’Amministrazione Comunale mette a disposizione il Montegranatico, struttura di pregio, recentemente restaurata e ubicata in pieno centro storico, la struttura è articolata su due piani; il piano terra verrà destinato alle mostre e agli allestimenti temporanei, mentre il piano superiore ospiterà l’archivio e il nucleo centrale del Centro di Documentazione Vico Mossa.


Comitato scientifico

Prof. Arch. Marco Cadinu - Facoltà di Architettura di Cagliari - Presidente

Sindaco del Comune di Serramanna ovvero suo rappresentante

Arch. Alceo Vado

Arch. Lucio Ortu - Associazione Nazionale Città della Terra Cruda

Ing. Marcello Schirru - Associazione Storia della Città

Enrico Pinna - esperto della fotografia

Walter Secci - Segretario

 

Alcune immagini fotografiche di Vico Mossa riguardanti Serramanna:

AllegatoDimensione
Vico Mossa_articolo Enrico Pinna_Sardegna24.pdf162.85 KB
Vico Mossa_Articolo Franco Masala_Sardegna24.pdf135.56 KB
VicoMossa_foto_archi_locandina_web.pdf136.51 KB