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Questa è la mia Terra - immagini e racconti delle case di terra in Italia, un viaggio tra Sardegna, Abruzzo, Marche e Piemonte realizzato dall'Associazione nazionale città della terra cruda con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna.

Nelle fotografie di Marco A. Desogus e Giovanni Sacchetti, si snoda il racconto di un’architettura popolare assolutamente presente nella contemporaneità, tramandatasi fino a diventare oggi un valore molto più condiviso: rispetto per l'ambiente e per la sostenibilità, per la diversità culturale e lotta contro la povertà.

I protagonisti di questo viaggio sono gli abitanti delle case di terra, ritratti nei loro interni domestici. I loro racconti, raccolti da M. Chiara Esposito, conducono all'interno di storie personali e familiari, intime ma al contempo parte della memoria collettiva.

Un libro che “si impone come una bella lezione di architettura e di sana resistenza” nelle parole del Professore Hubert Guillaud e che segna un importante tassello nell'operato, ormai più che decennale, dell’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda che, in collaborazione con il dipartimento di Architettura dell'Università degli studi di Cagliari, prosegue nell'intento di valorizzare il patrimonio edilizio esistente e di diffondere i valori legati, nelle nostre numerose comunità locali, a una rarità culturale di eccezionale ricchezza. L’utilizzo del materiale terra è indispensabile e insostituibile.

Valori storici, architettonici ed estetici ma ancor più sociali e culturali, connessi a un voler vivere in sintonia con "la terra" nella sua accezione più ampia e in quella più specifica, come risulta dalle esperienze delle nuove generazione di abitanti delle case di terra cruda.

Per undici millenni, l’umanità ha dimostrato una sorprendente capacità di costruire con la terra, da abitazioni semplici a palazzi residenziali fino ad intere città. Oggi, in contesti ed aree molto diverse, questo materiale da costruzione è ancora il più usato e infatti un terzo della popolazione mondiale vive in insediamenti costruiti in pisé, in adobe, con strutture in terra e legno, in blocchi di terra compressi. Modeste o monumentali, queste architetture uniscono strettamente know-how e audacia, arte e virtuosismi. Mentre questi edifici vengono riscoperti da professionisti e da sempre più estimatori, alcuni le rifiutano, le distruggono, le vietano nel nome di nuove normative edilizie per l’habitat di oggi e di domani.

Molte realizzazioni architettoniche in terra sono esemplari, innovative e belle. Rispondono esattamente a ciò che vogliamo per il nostro tempo e per le generazioni future, eppure oggi esse sono spesso sottovalutate, disprezzate o ignorate.

 

Questa è la mia Terra - immagini e racconti delle case di terra in Italia contribuisce a dare riconoscimento al valore di un'architettura perfettamente in sintonia con i bisogni e desideri dell'abitare contemporaneo.

Concepito "a meta tra il manuale e guida operativa", il volume indaga efficacemente le potenzialità di un antico materiale da costruzione, la terra, svelandone caratteristiche, peculiarità e limiti, rammentandoci che "laddove sia impiegata, la terra non è altro che una risorsa come molte altre".

Il Focus della tradizione è la terra battuta, una delle tecniche di costruzione utilizzate in Italia ed in particolare nel territorio piemontese ricompreso nell'area fra Alessandria, Novi Ligure e Tortona.

Il testo -articolato in tre sezioni, tre appendici e quaranta box di approfondimento - affronta il tema delle criticità tecniche correlate al recupero del patrimonio esistente e si propone come strumento capace di colmare l'interruzione di memoria e l'oblio culturale che hanno causato la perdita di conoscenza sia del materiale (la terra) che del saper fare (progettuale e tecnico).

L'attenzione dell'autrice si è concentrata soprattutto sul corretto impiego della terra (battuta) - con incursioni nel mondo dell'architettura contemporanea - nel tentativo di recuperare quella confidenza e familiarità necessarie al mondo professionale, alle maestranze e alla committenza affinchè la terra torni ad essere riconosciuta, innanzitutto, come materiale da costruzione.