Villacidro


Villacidro, con i suoi 14.732  abitanti, è il centro più popoloso della provincia del Medio Campidano: sorge 45 chilometri a nord ovest di Cagliari, al confine tra la pianura del Campidano e i primi contrafforti del sistema montuoso del Linas.
Attualmente Villacidro è una moderna cittadina; vocata da sempre all'agricoltura e alla pastorizia (rinomate, in particolare, le produzioni di ciliegie, agrumi, olio d'oliva), alla fine degli anni sessanta Villacidro cominciò a vivere una sua avventura industriale che portò un certo benessere, ma che si rivelò piuttosto effimera. Operano nel territorio comunale centoventi piccole e medie imprese, molte delle quali a vocazione agroalimentare, all'interno di un Consorzio Industriale al quale aderiscono, oltre a Villacidro, numerosi paesi del circondario.
Sul piano culturale, il paese di Villacidro è stato celebrato nelle opere dello scrittore Giuseppe Dessì, il Villacidrese più illustre che nel 1972 vinse il Premio Strega cantando la propria terra e i suoi costumi con accenti di melodica nostalgia.
La felice disposizione geografica del territorio di Villacidro e la grande abbondanza d'acqua delle numerose valli che lo solcano vi attirarono, fin dai tempi della preistoria, insediamenti umani di una certa consistenza. La fondazione del nucleo originario del paese risale probabilmente al II secolo d.C.
La presenza dell'uomo del neolitico e dell'età del rame è documentata in numerosi siti: piccole comunità si insediarono a Sa Spendula e in tutta la circostante zona di Seddanus, a Cannamenda, a Seddus e lungo tutto il corso del rio Villascema e del rio Leni, dove sono state rinvenute numerose stazioni di lavorazione dell'ossidiana. Queste località non furono abbandonate in età nuragica, come evidenziato dalle preziose testimonianze del villaggio di Cottega e dei nuraghi di Narti, Nuraxi, Cuccur' 'e Crabas, Cuccuru Muntoni e Genna Uraxi.
Anche in età romana il territorio di Villacidro fu popolato intensamente; ne sono testimonianza le tombe scoperte nella II metà dell' Ottocento a Seddanus, e la necropoli venuta alla luce, in pieno centro storico, nel 1873, durante i lavori di demolizione dell'ex convento dei Mercedari: dove oggi sorge il Municipio furono infatti scoperte 26 tombe  scavate nell'arenaria e coperte di lastroni di pietra. In quegli scavi furono recuperati vasetti e scodelline di terracotta, monili di vetro e parecchie monete dell'età degli Antonini (II secolo d. C.). Altre scoperte si sono poi aggiunte, col tempo, a dimostrare l'intensa frequentazione romana del territorio: numerose altre tombe sono state trovate un po' dappertutto (Ruinas, Is Guardias, Villascema, S'Aqua Cotta, Saboddus), mentre i ruderi di due terme romane  si possono ammirare ancora a Nuraxi e a Bangiu, strutture che sicuramente facevano parte di importanti "Villae" di età imperiale.
Tra i motivi di interesse culturale, il paese ospita anche tre piccoli ma interessanti musei: il museo archeologico Villa Leni, il museo farmaceutico "Sa Potecarìa", e il museo di arte sacra.